martedì 21 dicembre 2010

Noi siamo qui (2)


[Il critico Bruno Fornara (che ringraziamo per la foto), nelle vesti di un depresso turista occidentale, si sottopone a un rischioso provino sui binari a scartamento ridotto della famosa Darjeeling Himalayan Railway, mentre sta arrivando l'accelerato del pomeriggio, durante la preparazione di The Darjeeling Limited di Wes Anderson.
Come dice Nuccio Lodato, quel luogo potrebbe essere un qualsiasi punto della terra ]


Venire a trovarci qui a Roccella nel 2011 sarà un poco più complicato. Ma confidiamo nel desiderio che anima appassionati e studiosi.
Infatti, da qualche giorno hanno sospeso, nonostante le proteste, i treni a lunga percorrenza (e non solo) che arrivano sulle coste ioniche della Calabria. O meglio Trenitalia ha sospeso. Dice che non conviene.
Ma sì, poi, alla fine, dov’è che dobbiamo andare noi?

I disagi che tutto questo provoca allo sviluppo di un territorio già di per sé carico di problemi sono sotto gli occhi di tutti, e, se ancora qualcuno non si è reso conto, si accorgerà presto, sulla propria pelle, dell’esclusione sistematica con cui procede la logica del mercato, soprattutto nei confronti di tutte quelle realtà in cui rendere un servizio - doveroso visto che Trenitalia è di proprietà dello Stato - non è abbastanza proficuo.

Perciò noi rimaniamo qui, non andiamo da nessuna parte, restiamo stesi su quello che sembra il binario morto della storia ad aspettare un treno che passa. Ma che non passa.
Non possiamo neanche morire poeticamente come nei film… anche l’estrema indignazione si ammanta di solitudine invece che di epicità.
Sennonché, sennonché l’attesa, come lucertole sotto il sole, può trasformarsi in possibilità e lotta essa stessa.
Tempo per pensare/agire, tempo di capire perché viviamo in un mondo in cui avere ragione non basta.
Alla fine la domanda è sempre la stessa: qual è il limite del pensiero? perché avere ragione non basta?
Perché il pensiero non ha potere (cosa diversa dalla possibilità di agire)? Forse perché l’interrogazione stessa è il non-potere (vedi Edmond Jabès)?!?
Forse sì, di certo il potere è l’unica cosa da interrogare
e allora stare su quei binari e l’unica cosa da fare, poiché anche l’attesa è una domanda che aspetta di essere pensata. Tutto il resto, le ragioni, l’ingiustizia, il sopruso delle logiche mercantili, la mercificazione del welfare, tutto è stato pensato, ma non basta ancora. Siamo qui, dopo centocinquant’anni, senza treni, abbiamo solo i binari e sui binari restiamo.
Noi, per conto nostro, non andiamo da nessuna parte. Noi siamo gli avamposti e siamo disposti anche a farci strada, (a farci binario…) affinché chiunque possa percorrerla.
Si vede bene che non possiamo neanche decidere di farla finita, per estrema disperazione e siccome altro non sappiamo farlo, ci siamo messi a pensare e a tentare di risolvere, visto che non possiamo fare nessun altro lavoro onesto. Chiunque è il benvenuto.

sabato 11 dicembre 2010

domande fondamentali 4


La sintesi operata in precedenza rende conto solo in parte dell’enigma che rappresenta il titolo dell’iniziativa roccellese: Riflessi del presente. Individuo vs. politica. L’individuo come elemento negativo e ambiguo è il risultato di un destino della politica spoliticizzante, ma da un altro punto di vista, in sé può nascondere un soggetto a venire e che si farà, passando per la sua singolarità, solo nello scontro con questa forma di politica. Ma sono solo ipotesi interpretative di un binomio assai problematico che non rende conto delle forme o delle deformazioni cui va incontro - se esiste ancora - il rapporto tra individuo e politica, e che, consapevole del vuoto di auto rappresentazione, viene emblematicamente definito dalla disgiunzione versus, contro.
Se partiamo da considerazioni banali, l’idea di individuo è, brutalmente, il singolo, l’uomo empirico e la sua esperienza, ciò che quotidianamente definiamo ‘io’. Il termine politica attraversa invece un travaglio semantico e reale di cui da lungo tempo si ha consapevolezza. In essa è certamente presente una componente “collettiva”, come insegna la Arendt, che si rapporta all’individuo come suo limite e, contemporaneamente, come spazio in cui l’individuo si rappresenta, o viene rappresentato, rigenerandosi in forme nuove: soggetto, cittadino, vivente.
È proprio il riconoscimento, la riflessione quella che sembra mancare. L’opposizione dell’esperienza individuale e di una dimensione politica da cui ci si sente estranei sembra essere il solo dato imprescindibile di tutta la questione. Questo contrasto si materializza o nella convinzione profonda che la politica è ormai solo realpolitik o nella visione di un vuoto, in una mancanza di senso che scoraggia e che prelude a ogni sorta di confusione e disordine. In questo scontro/riflessione ipotizzati dal titolo, vengono a mancare, in sostanza, i due “contendenti”: il primo imparlabile, la seconda svuotata.
Forse quel versus, che rimanda all’esistenza del conflitto, rappresenta già una possibilità. Quelle due lettere, vs., messe lì a indicare un’interpretazione essenzialmente negativa di questo rapporto, freudianamente, si manifesteranno come l’elemento rimosso di cui, in fin dei conti, sentiamo il bisogno di discutere: il conflitto. Affinché un conflitto sia definito tale è necessario infatti un terreno comune, è necessario ristabilire una dialettica, parola spesso dimenticata, in cui risulti chiaro chi è l’avversario e chi è l’amico, in cui si possa giocare, rischiandola e per questo acquisendola, la nostra soggettività e la visione del mondo. Il ruolo della filosofia in tutto questo potrebbe essere determinante. Per la filosofia.


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domande fondamentali 3

video
Logos o Bios?
Esiste un simpatico programma ormai presente su molti siti internet: un riquadro che segnala i contenuti più letti e quelli che lo sono meno, ingrandendo o diminuendo le dimensioni dei caratteri delle parole chiave che li rappresentano. L’immagine è perfetta per rendere conto della sensazione registrata durante i tre giorni della Scuola: termini come “potere”, “violenza”, “individuo” sono lentamente rimpiccioliti mentre andavano ingrandendosi espressioni come “potenza” e “libertà” e “soggettivazione”. L’operazione che può portare a un dialogo positivo tra parola e azione è quella che determina in primo luogo un pensiero sul linguaggio della politica e della filosofia e sui termini chiave che intersecano entrambi i campi.
L’idea di potere è stata la prima a essere posta al vaglio dell’analisi. Come vede bene Cantarano, la politica moderna, che si realizza nella forma della democrazia rappresentativa, traduce l’idea del potere come potere di delegare, libertà di lasciar fare o di non fare. All’apice della politicizzazione non può che esservi l’antipolitica, cioè l’inutilità della politica. Il conflitto, che rappresenta il principale problema della convivenza tra diversi, è completamente risolto e depotenziato nella gestione puntigliosa della struttura sociale, culturale e biologica in cui le forme di vita si determinano. Il sentimento antipolitico è proprio di un mondo “modernamente” realizzato, cioè senza più conflitto, proprio di una politica che non è più pratica di contenimento del Male, ma modello di produzione del Bene, una forma di comunanza che estromette il conflitto capace di assorbire le istanze tra di loro in opposizione e lo sostituisce con un modello ideale. Cantarano ha infine ritrovato in questo meccanismo il rapporto perverso che si è innescato tra prassi e teoria, dove la teoria serve solo a formulare modelli di buon governo invece di immergersi nella prassi che la quotidianità impone.
Il percorso segnato da Ida Dominijanni si basa sull’accostamento sinonimico tra biopotere e biopolitica, sviluppando l’analisi di una delle diadi che ha caratterizzato le forme politiche della modernità: pubblico e privato. Lo sfondamento del privato nello spazio del pubblico, e viceversa, cui assistiamo nella società contemporanea non è che l’ennesima affermazione di un ordine simbolico e sociale incapace di riflettere sulle istanze che pone il paradigma biopolitico; incapacità che spesso si converte nella frustrazione del grande potenziale di libertà che possiede l’entrata della vita nella politica. Da una prospettiva che riprende anche le fila del pensiero femminista, la deformità di questo rapporto, fomentata da media e vicende politiche, lascia nascosto il più proficuo binomio personale/politico. Si intende con questo che il personale è politicizzabile, diventa oggetto di riflessione con un valore che ricade sull’azione comune. Non tutto è biopotere, ed è proprio nei processi di soggettivazione che il singolo intraprende, accogliendo la pluralità, che si può ancora limitare uno spazio pubblico in cui è pensabile la costruzione della libertà.
Sulla soggettività è tornato, nella lezione conclusiva, Pietro Barcellona. La singolarità del suo intervento si è vista soprattutto nella forma particolare che egli ha scelto per discutere del desiderio degli individui di essere felici: la forma del dono. Il filosofo catanese, raccontando momenti significativi della sua personale esperienza di vita e richiamandosi ad autori come Luisa Muraro e Pier Paolo Pasolini, ha intessuto il discorso sulla ricerca della felicità con la necessità, pericolosa ma ineludibile, di esporsi agli altri, praticandola di fatto durante il suo intervento a Roccella.
Il momento finale è stato quello della tavola rotonda, che ha raccolto dinamicamente le multiformi istanze manifestatesi. Prima dell’inizio tutti, tra partecipanti e relatori, si sono trovati riuniti nella saletta della segreteria in modo del tutto informale a discutere le sorti di un evento come questo: cosa è mancato, cosa ci si aspettava, cosa ha sorpreso positivamente e come migliorarsi. Le varie posizioni che sono emerse sono affiorare anche nel succedersi dell’incontro ufficiale. Tante le domande che chiedevano di riannodare i concetti del logos filosofico alla vita, al bios, in senso socratico questa volta(1), domande che toccavano problemi nevralgici di un territorio come quello locrideo, e che evidenziavano il peso che ha sugli individui un economia globalizzata e malata come la nostra, lucidamente descritta la prima sera da Mario Alcaro. Altrettanti i contributi in cui si tornava sul tema della forma del dibattito: alle proposte provenienti da studiosi e dottorandi che hanno manifestato il desiderio di una riflessione più serrata e specialistica, si opponevano quelle di chi credeva che la società civile finirebbe per venire esclusa da un meccanismo che rischia di diventare elitario ed esclusivo, nel suo significato deteriore.
La richiesta dei giovani studiosi manifesta senza dubbio un malessere che l’Accademia, nostrana e non platonica, non è più in grado di nascondere: l’incapacità di assolvere un ruolo, anche solo teorico, forte e intransigente nel campo dello studio e della ricerca filosofica. A parte casi isolati, sono pochi i luoghi universitari in grado di accogliere una posizione così radicale, scevra da logiche ambigue e da meccanismi di potere, economico e simbolico.
La risposta di Pietro Barcellona ha considerato che l’eventuale errore di rinchiudersi, da parte degli studiosi di filosofia, non può essere scongiurato con il ricorso alla piazza: lo spazio dell’incontro deve essere delimitato e scelto da tutti coloro che vorranno occuparlo, altrimenti rischia di voltarsi in divertissement. D’altra parte, ha rilevato Giuseppe Cantarano, l’iniziativa di cui è stato direttore ha come priorità proprio quella di non trasformarsi in una copia dell’Accademia al di fuori delle sue mura. Un’ipotesi la propone, non a caso, Ida Dominijanni che si rifà al femminismo italiano e suggerisce la pratica della relazione come costruzione di un legame condiviso e dinamico in uno spazio di significazione.
In effetti, l’atto più politico che può compiere oggi la filosofia, è, a nostro parere, assumersi la responsabilità per l’esclusione che tende spesso a perpetrare, combattere la fatica che comportano per il pensiero le piccole cose e la quotidianità di chi parla a partire da sé, chiedersi perché e tornare a parlare nel mondo.
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(1)L’accezione è evidenziata proprio dal teorico della biopolitica Michel Foucault: Socrate è capace di un “discorso vero”, la parresia, poiché riesce a creare un’armonia tra il logos, il discorso razionale, e il bios, il modo in cui si vive, lo stile di vita. Foucault M., Discorso e verità nella Grecia Antica, Donzelli Editore, 2005, pp. 65-67.







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domande fondamentali 2


Che cos’è la politica?
È interessante che Hanna Arendt, per rispondere alla domanda, chiami subito in causa la filosofia con lo scopo di definire, per contrasto, le differenze sostanziali tra queste due sfere della vita umana. In totale opposizione alla politica, la filosofia si origina intorno all’idea dell’Uomo: i suoi concetti e i suoi enunciati sarebbero validi anche se esistesse un solo uomo o solo uomini identici, la politica si occupa, invece, della convivenza dei diversi ed esiste solo “al di fuori dell’Uomo” . Oltre a una certa estraneità della filosofia alla profondità su cui poggia la politica, bisogna rilevare un aspetto ben evidenziato dall’intervento del direttore della Scuola, Giuseppe Cantarano, sul concetto di antipolitica: lo stato attuale della politica può essere definito come un costante andare verso la sua stessa fine, una sorta di entelechia che ci permette di immaginare una sua definitiva scomparsa. Ciò è dovuto alla natura intrinseca della politica moderna che converte la convivenza tra diversi nella riduzione a unità della differenza, unità pacificata e libera di non occuparsi più dei problemi che la convivenza pone: la politica serve al singolo, per pensare ai suoi scopi e non essere molestato dalla politica. Il fine della politica non è più l’organizzazione della convivenza ai fini della libertà di tutti coloro che appartengono al suo spazio, ma l’organizzazione della “vivenza”, il prendersi cura della vita nel senso più ampio del termine, riferito cioè a una moltitudine quanto più grande possibile di individui, la vita dei molti, allo sviluppo dell’esistenza del singolo, ciò che Foucault, citato dalla Dominijanni, chiama “l’allevamento dei viventi”, e al mantenere in vita la vita stessa, la biopolitica in tutti i suoi significati migliori e deteriori.
Come ha fatto notare l’originale intervento di Mario Alcaro, i prodromi di questa tendenza del pensiero politico moderno si possono ritrovare in Tommaso Campanella, quando ne La Città del Sole descrive tra i compiti del governo del Città una sorta di rudimentale forma di eugenetica. Sulla biopolitica si è soffermata a lungo Ida Dominijanni mettendo in luce piuttosto i pericoli che essa comporta: come lo svuotamento dei processi di soggettivazione e delle forme di relazione tra pari. Anche l’intervento di Pietro Barcellona, che partiva da presupposti diversi e che prendeva in considerazione l’aspirazione legittima del singolo alla felicità, giungeva infine a una riflessione sulle possibilità di essere soggetti oggi, e sulle conseguenze politiche di questa possibilità.
Gli argomenti messi in gioco a Roccella rendono conto del problema di cui accennavamo all’inizio, quello del rapporto - a questo punto bisogna dirlo - ostile, tra politica e filosofia, che dipende da una certa incongruenza logica (l’Uomo/ gli uomini), da un disinteresse sintomatico della filosofia a pensare con profondità alla politica e a una tendenza naturale della politica moderna che si converte in biopotere a antipolitica.
Non è una coincidenza che la Scuola abbia avuto inizio con il richiamo a Tommaso Campanella. Il filosofo calabrese, è giustamente citato nella lezione inaugurale non tanto, o non solo, come espressione del pensiero in relazione al territorio; ciò su cui Alcaro dimostra di fondare le sue argomentazioni va ben oltre una certa affinità tra luoghi del pensiero, il suo intervento prosegue infatti con una lucida analisi delle potenzialità positive intrinseche al paradigma biopolitico, capaci di svilupparsi solo accanto a una nuova consapevolezza del mondo, che la filosofia può contribuire a far rinascere. D’altronde la “costruzione” del mondo è ciò che per eccellenza caratterizza l’attività politica: il nesso latente e indissolubile spiega il perché di Campanella. Le rocambolesche vicende che hanno caratterizzato la sua vita, testimoniano come egli sia stato un filosofo che si è confrontato realmente con la situazione politica del suo tempo. Con la sua Città ideale descrive un modello di convivenza che rimanda alla Politeia di Platone e ci trasporta esattamente lì dove le ostilità sono nate.
Platone può essere considerato in questo senso il padre metaforico del Campanella (bio-)politico: uomo della città, cittadino ateniese totalmente coinvolto nella cosa pubblica, è in effetti colui che ha segnato le sorti del rapporto ultimo su cui ancora ci interroghiamo. All’origine la condanna a morte di Socrate, per cui la filosofia sta ancora pagando: il Discepolo, ritiratosi dalla vita pubblica, fonda l’Accademia. Sebbene egli continui a nutrire la segreta speranza che questo possa servire a cambiare la polis, e sebbene la filosofia continui lì a operare in una sfera pubblica, il suo gesto estromette inequivocabilmente la politica. Se i giusti discorsi di Socrate non hanno convinto l’Agorà ateniese, la polis non è il luogo che può accoglierli. La filosofia nell’Accademia assume dunque la sfera della parola, si contrappone radicalmente a quella dell’azione e sostituisce alla riflessione sugli uomini quella sull’Uomo; diviene uno spazio pubblico separato dallo spazio politico, essa non si imbatte in tutti i problemi della convivenza in cui è necessario agire insieme agli altri o per gli altri.
“La posizione socratica: l’unica pratica filosofica che si sia mai svolta in pubblico. Di contro l’Accademia” .
Il problema consiste dunque nella possibilità di recuperare o reinventare questa forma peculiare del fare filosofia: senza retorica, senza ripetere l’errore di creare modelli di buona condotta e accettando che coloro che, per comodità di discorso, sono stati definiti proditoriamente “non-filosofi” possano rubare le parole di bocca alla filosofia e a coloro che definiamo, non meno proditoriamente, “filosofi”. Una tale operazione deve per forza mirare a imporre nuovi linguaggi e nuovi concetti. Non si tratta di riaffermare il primato dell’azione sulla teoria ma di essere in grado di riposizionare le idee che da sempre nella nostra storia appartengono al politico.
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domande fondamentali 1


La prima edizione della Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofi ha offerto l’occasione per riflettere sulle forme della filosofia contemporanea, soprattutto riguardo a una dimensione molto particolare del pensiero che è quella della discussione pubblica. O meglio, plurale: infatti, il terreno che ha sorretto e definito, definendosi a sua volta, il cammino di una riflessione che aspira a dirsi “condivisa” è l’interagire perpetuo e magmatico tra filosofia e politica. L’argomento, come si vede, investe un grande campo d’azione che però può essere meglio delimitato se si prende in considerazione la prospettiva offertaci da Hanna Arendt, in un saggio fortemente significativo dei principi che sono emersi anche durante l’evento roccellese.
Parliamo dell’Introduzione alla politica (1), che la filosofa ebreo-tedesca inizia a scrivere nel 1956 su suggerimento dell’editore Klaus Piper . L’intento con cui si appresta a redigerla è di “esporre quello che realmente è la politica e i presupposti fondamentali dell’esistenza umana con i quali il politico ha a che fare” . Il libro non venne mai portato a termine, ma i frammenti che rimangono sono testimonianza di una volontà comunicativa che liberasse la riflessione filosofica dalle maglie della ragione accademica; un ritorno all’essenziale del linguaggio filosofico che si chiede semplicemente che cosa sono “le cose” della nostra esperienza, la Arendt tenta di rispondervi, con una chiarezza paragonabile solo a quella di una dimostrazione logica.
Il primo frammento si apre con la domanda “che cos’è la politica?” cui segue cristallina: “La politica si fonda sul dato di fatto della pluralità degli uomini” . La risposta coglie perfettamente la prospettiva che ha caratterizzato la prima edizione della Scuola e cioè la necessità, filosofica, di muoversi in una dimensione plurale. Con questo non s’intende solo il fatto che gli incontri abbiano avuto un forma seminariale che ha coinvolto in maniera attiva i partecipanti, quanto la differenza in cui è venuto a trovarsi questo gruppo di persone che parlava di filosofia. Gli oltre sessanta iscritti avevano la caratteristica particolare di essere per la maggior parte dei “non filosofi”, cittadine e cittadini di varie età (dai 16 agli 80 anni) e di diversissima estrazione sociale. Questa differenza è emersa soprattutto durante le discussioni che seguivano le relazioni dei docenti: non si trattava di semplici richieste di approfondimento o d’interventi specialistici, bensì di un’emersione continua, nelle forme più varie, di concetti fondamentali alla filosofia e alla vita. La diversità dei punti di vista sulle questioni e i problemi messi in gioco ha tessuto una rete sui cui fili danzano ancora i pensieri arendtiani.
Prima di tornarvi, è necessaria però una precisazione, soprattutto alla luce di una rinascita di interesse verso la filosofia che si è registrata in questi ultimi anni e si è manifestata con l’apparire di numerosi festival filosofici. Sebbene la tendenza sia da considerarsi positiva, l’idea da cui si origina il progetto di cui ci occupiamo non si pone in questo solco. Il motivo è dovuto al carattere di “evento” spesso assunta da questa forma di filosofia fatta nelle piazze, che rischia di trasformare il bisogno di tenere un discorso pubblico in un’occasione di intrattenimento del pubblico, con tutte le ambiguità che questo termine comporta. Quello di Roccella è stato invece il tentativo creare nuove pratiche di relazione e di confronto a partire da un problema.

am

(1) I frammenti che Hanna Arendt aveva redatto per il libro sono editi in Italia nella pubblicazione Che cos’è la politica, Ed. di Comunità, Milano, 2001.
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venerdì 10 dicembre 2010


Noi siAMo qUi

(in foto: variante -in-finita- della ss 106, quella che dovrebbe permettere una migliore vivibilità agli abitanti di Roccella Jonica e anche a tutti i - si spera - numerosi frequentatori della Scuola di filosofia)
(però -a dire la verità- Roccella è già molto bella)
Tutto scorre, tranne la strada..

Che cosa fa camminare la strada?

la ricerca

"chi non spera l'insperabile non lo troverà, poichè è chiuso alla ricerca, a esso non porta nessuna strada" Eraclito l'Oscuro




video



Ah! Poor Alice... tutta sola su quel fazzoletto di cammino, eppure, la solitudine non le fa capire quanto è stata fortunata: quel cane spazzino è il doppio surreale del filosofo, e le insegna che la strada è sempre da fare, ma lei è ancora troppo confusa per capire!
A proposito di strada, mi viene in mente la frase di Wittegenstein
"un problema filosofico ha la forma: non mi ci raccapezzo!"
la mia passione per le etimologie mi ha spinto ha cercare la derivazione dell'insolito verbo scelto dal filosofo del linguaggio e mi ha fatto scoprire che quel termine ha molto a che fare con il sentiero che stiamo percorrendo. Raccapezzare significa trovare e raccogliere i capi (cabezas) di un groviglio; ma deriva da accappezzare "sbozzar pietre" che è anche il lavoro che fanno gli operai delle strade antiche. i raccapezzatori sono coloro che tagliano e spaccano i pezzi di granito affinchè la strada che devono lastricare sia levigata e compatta.

il loro lavoro consiste, insomma, nel rifinire i pezzi per l'incastro.
A ben vedere, anche la mente umana funziona così, prende le pietre del pensiero e le rifila in modo da farle funzionare nel persorso che vuole pavimentare affinchè anche altri possano percorrerlo e andare un poco più in là a cercare nuove strade.
Ma prima delle pietre, che sono le parole, bisogna segnare da soli con i propri passi un sentiero

solo et pensoso i più deserti campi
vo' mesurando a passi larghi e lenti

e poi lavorare affinchè sia permesso anche agli altri di percorrerlo.
Nonostante l'accapezzamento, in un problema filosofico non ci si raccapezza, le parole spesso non bastano e sembrano tutte sbagliate, ma bisogna continuare a lavorare, spaccando pietre e cercando i fili del discorso, pur sapendo, come nel caso della SS106, che sarà impossibile trovarli. am

Tutto ciò che distingue l’uomo dall’animale dipende da questa capacità di sminuire le metafore intuitive in schemi, cioè di risolvere un’immagine in un concetto […]. Mentre ogni metafora intuitiva è individuale e risulta senza pari sapendo perciò sempre sfuggire a ogni registrazione, la grande costruzione dei concetti mostra invece la rigida regolarità di un colombario romano e manifesta nella logica quel rigore e quella freddezza che sono propri della matematica. Chi è ispirato da questa freddezza, difficilmente crederà che il concetto – osseo come un dado, spostabile e munito di otto vertici come questo – sussista unicamente come il residuo di una metafora. F. Nietzsche La Filosofia nell’epoca tragica dei Greci e scritti 1870-1873, Adelphi, Milano, 1973. pp. 233-235.

lunedì 11 ottobre 2010

Work in progress

La prima edizione della Scuola non è stata una scheggia sparsa, arrivata a Roccella per caso. Dietro c'è il lavoro di alcune persone che sono convinte del contributo civile che la filosofia può dare al mondo d'oggi. Per questa ragione, l'esperienza continua. La segreteria, infatti, è a lavoro per strutturare la Scuola dell'anno prossimo: occorre ragionare sull'argomento, scegliere i partecipanti, organizzare la logistica. In più, stanno procedendo i lavori per la pubblicazione del volume che raccoglie gli argomenti discussi ad agosto sul carattere pubblico della vita umana.
Chiunque voglia tenersi aggiornato può scrivere a filosofia.roccella@gmail.com. L'obiettivo è quello di fare rete e, soprattutto, di mantenerla e renderla costante.

mercoledì 1 settembre 2010

1 settembre 2010: la quiete dopo la tempesta di idee

Si è conclusa con tre ore di tavola rotonda la prima edizione della Scuola estiva di Alta formazione in filosofia di Roccella dal titolo Riflessi del presente. Individuo vs. politica. Durante le tre giornate di studio, dal 29 al 31 agosto, la sala grande dell’ex Convento dei Minimi è stata sede di vero dialogo e serrato confronto. “La filosofia è pubblica e deve stare fra la gente” ha detto il prof. Giuseppe Cantarano, direttore della Scuola, indicando fin dal primo giorno il principio vitale dell’intera iniziativa.

Dalla dimensione sociale dell’esperienza alla crisi della politica contemporanea, fino alla biopolitica i punti più impegnativi su cui hanno discusso docenti, studenti e cittadini. La lezione inaugurale è stata tenuta dal prof. Mario Alcaro, direttore del dipartimento di Filosofia dell’Università della Calabria. Alcaro ha proposto un’originale lettura di Tommaso Campanella in quanto precursore in positivo del paradigma biopolitico, vista l’importanza che l’autore assegna all’esigenze biologiche di ogni essere vivente nell’organizzazione della Città del Sole.

La giornata centrale ha visto l’intervento mattutino del prof. Giuseppe Cantarano e quello pomeridiano della prof.ssa Ida Dominijanni. Il primo ha parlato dello svuotamento della politica d’oggi, che ha abbracciato la logica del fare assoluto, senza tenere conto dei propri limiti, così da produrre soltanto perdita di valori e disincanto, insomma antipolitica. Dominijanni, invece, nota penna del Manifesto, ha discusso dell’attuale situazione italiana, oppressa dalla biopolitica berlusconiana. E’ venuto fuori il significato negativo di ‘governo della vita’, che non rispetta affatto l’esperienza, bensì la deforma, sottoponendola ad un continuo bombardamento mediatico al fine di controllarne pensieri, etiche ed estetiche: “Oggi non assistiamo più al governo dei cittadini, ma all’allevamento dei viventi”.

L’atteso contributo di chiusura è stato di Pietro Barcellona. Il filosofo del diritto ha ragionato sul declino della soggettività umana, in termini di perdita dell’immaginario, azzeramento del desiderio e assenza di sana contraddizione. Su quest’ultimo punto ha rincarato dicendo: “Il capitalismo anestetizza le energie antagoniste”. Alla Scuola di Roccella hanno dato il loro apporto anche giovani laureati e dottorandi dell’Università della Calabria, per i quali sono state previste delle ‘comunicazioni’, che hanno prodotto pregevoli spunti di riflessione.

31 agosto 2010: Dalla lezione del prof. Pietro Barcellona

Ascesa e declino della soggettività umana

"Sono caduto in depressione due volte: la prima quando un mio amico si suicidò e io non fui capace di arrivare per tempo; la seconda quando cadde il muro di Berlino: cadde il PC e caddi anch'io [...] Oggi è il tempo dell'immagine che non rivia più all'immaginario. La soggettività è in declino poiché ha perso la capacità di immaginare e di desiderare l'impossibile. Il desiderio è la grande premessa della vita, ma l'aberrante consumismo capitalista, che tutto ha e tutto vuole, lo ha atrofizzato"

30 agosto 2010: Dalla lezione della prof.ssa Ida Dominijanni

Corpi che (non) contano. Etica ed estetica della biopolitica berlusconiana

"La sistuazione italiana richiede di fare filosofia del presente. Siamo passati dal governo dei cittadini all'allevamento degli esseri viventi. La quota biopolitica del governo Berlusconi ha raggiunto livelli allarmanti. La nostra esperienza quotidiana è stata deformata dal bombardamento mediatico unilaterale, che controlla pensieri, etiche ed estetiche"

lunedì 30 agosto 2010

30 agosto: Dalla lezione del prof. Giuseppe Cantarano

Antipolitica e Disincanto

"La politica ha politicizzato l'intera società, dunque ha raggiunto il suo scopo. Chi si ostina a fare politica forza i suoi limiti. La politica è destinata a spoliticizzarsi, il suo destino è l'antipolitica. Questa non deve essere intesa come mera negazione della politica, bensì come suo esito fisiologico. Occorre che l'epoca contemporanea si faccia carico di questo dato e solo dopo può chiedersi se e come ripoliticizzare la società."

29 agosto: Dalla lezione inaugurale del prof. Mario Alcaro

Tommaso Campanella precursore della biopolitica

"Dovendo venire a Roccella, ho ripreso in mano 'La città del sole' del vostro vicino Campanella. Prima di Foucault, è in questo libro che si trova un'idea positiva di biopolitica. Vale a dire: prospettare un'organizzazione socio-economica che tiene conto delle esigenze biologiche di ogni essere vivente. La politica fondata sul bios. Esempio: il lavoro. Lavorare non esaurisce i bisogni della vita umana, oltre il lavoro c'è un'intera storia naturale da esperire: le relazioni sociali, il gioco, la lettura, il passeggiare. Oggi occorre sostituire la dittatura dell'economia politica con questa concezione di biopolitica."

martedì 3 agosto 2010

On-line il Bando Borse di Studio

Da oggi pomeriggio sul sito del Liceo Scientifico P. Mazzone
http://www.lsspmazzone.it/istitutomazzone.htm sarà disponibile il bando per l'assegnazione delle borse di studio a copertura completa delle spese di vitto e alloggio per la partecipazione alla Scuola estiva di Filosofia. Per ulteriori informazioni scrivere a roccella.filosofia@gmail.com

Programma Scuola Estiva 2010

Riflessi del presente. Individuo vs. Politica


29 agosto 2010

Mattina ore 10.00

Accoglienza partecipanti


Pomeriggio ore 17.00

Saluti delle Autorità:

Dirigente Scolastico Istituto Istruzione Superiore “P. Mazzone” Dott.ssa Vanda Alcaro

Sindaco Comune di Roccella Jonica Prof.re Giuseppe Certomà

Ass. P.I. Provincia di Reggio Calabria Dott. Ercole Nucera

Presidente del Corso di Laurea in Filosofia e Scienze Umane Prof.re Pio Colonnello


Lezione inaugurale del Professore Mario Alcaro,

Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Università della Calabria


30 agosto 2010

Mattina ore 9.00

Lezione del Prof.re Giuseppe Cantarano “Antipolitica e disincanto”.

Comunicazioni e dibattito.


Pomeriggio ore 16.00

Lezione della Prof.ssa Ida Dominijanni “Corpi che (non) contano. Etica ed estetica

nella biopolitica berlusconiana”. Comunicazioni e dibattito


31 agosto 2010

Mattina ore 9.00

Lezione del Prof.re Pietro Barcellona “Ascesa e declino della soggettività umana”. Comunicazioni e dibattito


Pomeriggio ore 18.00

Tavola rotonda e chiusura dei lavori.

Nel corso delle giornate sono previsti dei brevi interventi a cura di giovani studiosi

domenica 18 luglio 2010

Sulla dimensione sociale della vita umana

Apre i battenti la prima edizione della Scuola di alta formazione in Filosofia di Roccella Jonica dal titolo ‘Riflessi del presente: individuo vs. politica’, organizzata dal Liceo scientifico “P. Mazzone” di Roccella Jonica in collaborazione con l’Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, il Centro per la Filosofia Italiana, il Dipartimento di filosofia dell’Università della Calabria di Cosenza e con il Patrocinio dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia di Reggio Calabria e del Comune di Roccella.

Gli incontri avranno carattere seminariale e si terranno dal 29 al 31 agosto 2010, presso l’ex Convento dei Minimi della cittadina jonica, e vedranno alternarsi alla cattedra i professori Mario Alcaro (Università della Calabria), Giuseppe Cantarano (Università della Calabria) e Ida Dominijanni (Università di Roma Tre), Pietro Barcellona (Università di Catania). Una tavola rotonda tra tutti i relatori segnerà la conclusione dei lavori. Oggetto di dibattito sarà la dimensione sociale della vita umana, indagata alla luce di quanto accade oggi, nel mezzo della crisi della società del lavoro. Il programma completo verrà diramato nelle prossime settimane su questo blog.

Gli appuntamenti sono rivolti ai cultori di discipline filosofiche, agli studenti universitari, ai ricercatori, ai neolaureati, agli studenti liceali, ma anche a tutti coloro che sono interessati ad una riflessione sulle forme politiche e sociali del presente. Così interviene il direttore della scuola, prof. Giuseppe Cantarano: «Il presupposto della Scuola di Roccella è quello di trovare non solo luoghi diversi da quelli consueti, ma anche nuovi interlocutori nonché modalità di ricerca alternative alla metodologia accademica e all’impostazione disciplinare classica. Di fronte alla pervicacia con cui le strutture della formazione intellettuale vengono di volta in volta depotenziate, con i tagli alle risorse e l’impoverimento delle occasioni, l’iniziativa mira invece a convogliare energie che provengono dall’Università, dalla Scuola Pubblica, e da prestigiosi enti di ricerca per accrescere le opportunità, materiali e immateriali, di partecipazione e di studio».

Al fine di favorire la partecipazione di studenti universitari, ricercatori e neolaureati residenti in località distanti più di 60 km. da Roccella Jonica, saranno assegnate delle borse di studio a copertura delle spese di soggiorno il cui bando sarà disponibile a breve sul sito del Liceo “P. Mazzone” (www.lsspmazzone.it).

SCUOLA ESTIVA DI ALTA FORMAZIONE IN FILOSOFIA

Roccella Jonica, agosto 2010

Il progetto si sviluppa dall’idea di organizzare occasioni di incontro e discussione filosofica tra studiosi e cultori della materia, al fine di diffondere e approfondire tematiche oggetto di studio della ricerca attuale.
L’argomento di discussione è La dimensione sociale della vita tra politica e filosofia. Tale ambito di ricerca va considerato uno dei temi più interessanti e stimolanti del dibattito filosofico contemporaneo.

L’ente promotore è l’Istituto d’Istruzione Superiore “Pietro Mazzone” di Roccella Jonica, il paese è sede ospitante e le lezioni avranno luogo tra l’edificio del Liceo e l’Ex Convento dei Minimi Paolotti, struttura comunale destinata ad attività culturali.
La Scuola di Alta formazione è patrocinata dall’Istituto Italiano degli Studi Filosofici di Napoli (IISF); essa rientra nel progetto Scuole Estive di Alta Formazione dell’IISF: un progetto per il Mezzogiorno e per l’Italia e ricalca un modello che da anni caratterizza una delle più importanti attività della Fondazione.

Il programma consiste in una serie di lezioni tenute da esperti del settore, i quali indagheranno, durante i tre giorni di corso, alcuni particolari aspetti del tema prescelto. Alla parte espositiva seguiranno gli interventi dei partecipanti e la discussione.
Si prevedono due sessioni giornaliere: la mattina si terranno dei laboratori tra gli studenti, coordinati da collaboratori della scuola, il pomeriggio avrà luogo la lezione seminariale. Successivamente i lavori di ricerca sviluppati saranno oggetto di una pubblicazione scientifica a cui collaborerà anche l’IISF.

I principali beneficiari del progetto saranno studenti liceali frequentanti gli ultimi anni, studenti universitari, neolaureati, insegnanti e cultori della materia.
La Scuola sarà, altresì, aperta a tutti coloro che, previa iscrizione, vorranno partecipare. Considerato che l’obiettivo principale è proprio quello di garantire l’affluenza di giovani studiosi, saranno messe a disposizione delle borse di studio, comprensive di vitto e alloggio, così da rendere possibile la partecipazione gratuita al maggior numero di iscritti. In questa direzione è stato stilato un Protocollo d’Intesa tra il l’Istituto “P. Mazzone” e il Dipartimento di Filosofia dell’Università della Calabria. Quest’ultimo si impegna a pubblicizzare le attività della Scuola, ad avviare le procedure di iscrizione e diffondere il bando di concorso per le borse di studio tra gli studenti universitari, garantendo ai partecipanti il conseguimento di tre “crediti formativi universitari”, validi ai fini della carriera.
Si tenterà di creare lo stesso tipo di collaborazione con tutte le università del Mezzogiorno nelle quali è attivo un Corso di Studi in Filosofia.

Hanno già assicurato la loro partecipazione:
Mario Alcaro, direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Università della Calabria, professore ordinario di Storia della filosofia presso l’Università della Calabria,
Pietro Barcellona, professore di Filosofia del diritto all’Università di Catania, è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura e membro della Commissione giustizia della Camera.
Giuseppe Cantarano, docente di Storia della filosofia presso l’Università della Calabria, collabora con la Società Filosofica Italiana, il Centro per la Filosofia Italiana e il Centro per la Riforma dello Stato.
Ida Dominijanni, giornalista de “Il Manifesto” e saggista, docente di filosofia sociale all'Università di Roma Tre, è una prestigiosa intellettuale femminista.

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ROCCELLA JONICA 24 al 28 luglio
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